ARTICOLI - PSICOLOGIA SPORTIVA



AVVERTENZA - I contenuti degli articoli di questa sezione non hanno valore prescrittivo, ma solo informativo e culturale. Tutti i nostri consigli e suggerimenti vanno sempre sottoposti all'approvazione del proprio medico.


Psicologia sportiva. Pet terapy - Il delfino e il bambino disabile

Il merito di aver per primo gettato le basi scientifiche ed aver dimostrato la validità terapeutica degli animali, fu del veterinario inglese Horace Dobbs nel 1974.
Da allora molta strada è stata fatta e tanti altri specialisti si sono convinti che la compagnia di cani, gatti e altri animali ha effetti positivi sulle persone. Per questo la pet-therapy, o attività assistita con gli animali, è sempre più utilizzata, sia come appoggio alle tradizionali cure mediche e psichiatriche, sia per aiutare la socializzazione e favorire la comunicazione di soggetti svantaggiati.
Gli animali impiegati sono tanti. Primi fra tutti quelli domestici, i cani sono consigliati ad anziani depressi e bambini con problemi psichiatrici. I gatti, invece, sono i compagni più adatti per ipertesi e ansiosi. Canarini e pappagalli calmano le persone aggressive.
 
Ottimi risultati anche con I'ippoterapia, merito del particolare “feeling" che si stabilisce tra cavallo e cavaliere.
 
Ma i risultati più sorprendenti, sono arrivati “lavorando” con i delfini.
 
I delfini, infatti, sono imprevedibili, sensibili e riescono a “comunicare” come pochi altri con l’uomo…
 
La delfinoterapia è da tempo utilizzata negli USA, in Russia, in Israele.
 
L’impianto sito in Israele, è sicuramente uno dei più famosi, sia per la fiducia, che le amministrazioni locali, hanno riposto sulla pet-therapy, sia per la professionalità del personale (istruttori, medici, psicologi, biologi, ecc.).
Una simbiosi, che ha permesso di approfondire le più moderne metodologie a riguardo
 
Il centro, in realtà, è principalmente un luogo di divertimento per grandi e piccini, ogni giorno richiama un’enorme folla di turisti che vogliono nuotare e fare delle immersioni in compagnia dei delfini, oppure semplicemente assistere alle incredibili acrobazie acquatiche delle quali sono capaci.
 
Ma in determinate ore della giornata, i delfini “collaborano” nelle attività terapeutiche a favore dei bambini.
La maggior parte di questi piccoli utenti, soffre d’autismo e frequenta l’impianto da due a sei giorni la settimana.
I risultati più evidenti, si sono registrati riducendo l’età d’approccio alle vasche, meglio, infatti, cominciare la terapia giovanissimi, verso i quattro o cinque anni d’età.
Le immersioni durano circa 20 minuti.
Resta ben chiaro che il bambino non guarisce del tutto dall’autismo ed i risultati possono variare da soggetto a soggetto, ma la frequenza della vasca con i delfini, specie se continuata negli anni, mostra miglioramenti sorprendenti.
 
Il «paziente» impara a nuotare con il delfino, a toccarlo, a fidarsi di lui e il cetaceo riesce con la sua spontaneità a divertire i piccoli, a sorprenderli, a liberarli delle loro paure e a farli uscire dalla solitudine. Il lavoro è supervisionato da personale qualificato in ogni momento, ma è il delfino che agisce in completa autonomia ed accetta il piccolo ospite senza nessun problema, non è facile, infatti, convincere uno di questi animali a fare una cosa che non vuole. I delfini coadiuvano le terapie tradizionali ed il risultato è che tantissimi bambini hanno imparato ad esprimersi, ad essere meno aggressivi e chiusi nel proprio mondo.
 
I delfini sono abilissimi a "cogliere" i diversi atteggiamenti dei ragazzi, a captare le loro emozioni, gli stati d'animo, hanno una sensibilità estrema e una dolcezza rara, a condizione che si sentano liberi di fare quello che gli suggerisce l'istinto e che non gli s’imponga nulla con la forza.
 
Insomma, sono loro che spontaneamente scelgono di avvicinarsi ad un bambino e di occuparsene. Laddove è utilizzata, la delfinoterapia dà ottimi risultati soprattutto con i piccoli autistici, ma il contatto con questi cetacei, magari anche solo durante una vacanza, fa bene a tutti.
Sono considerati dei veri e propri clown del mare per la loro capacità di divertirsi e far divertire. E poi, l'emozione di trovarsi a pochi centimetri dal loro muso, o di sfiorare con la mano la pelle liscia e «gommosa» come un giocattolo è davvero grandissima.
 
È vero anche, che l'uso dei delfini a scopo terapeutico è ancora controverso.
Alcuni animalisti sostengono che sia immorale privare un animale della libertà e poi chiedergli di «lavorare» per noi, molti biologi sono contrari alla delfinoterapia perché il contatto con l'uomo può trasmettere loro malattie comuni, ma pericolose, come l'influenza e il raffreddore.
Senza contare lo stress, di cui soffrono anche più delle persone in carne e ossa. Esigere un eccesso di prestazioni e d’addestramento è sbagliato e può persino causargli un infarto.
E allora?
La regola numero uno, è rispettare i loro ritmi vitali, tenerli come compagni di giochi e anche utilizzarli come «dottori», ma senza sfruttarli. Alcuni centri hanno anche provato a lasciarli liberi di andarsene, aprendo dei passaggi nelle vasche di contenimento.
E sempre più spesso accade che i delfini decidano di restare ed “aiutare” l’uomo nelle attività più diverse. bocca al lupo… 


PER SAPERNE DI PIU' SU PSICOLOGIA SPORTIVA